Case: la Cina alla conquista dell' America

NEW YORK - Il mercato immobiliare americano è sempre più cinese. Il trend iniziato in sordina due anni fa è diventato un fenomeno caratterizzato sempre più da investitori facoltosi che da Pechino e dintorni arrivano negli Stati Uniti a caccia di proprietà non proprio per tutte le tasche. Come spiegato dal New York Times, gli acquisti - che hanno il benestare del governo d'origine, in prima linea sul fronte dei finanziamenti - non si concentrano solo su grattacieli. Tra i loro target ci sono hotel e proprietà commerciali ma anche case. E infatti gli investitori cinesi e di Hong Kong sono diventati i secondi principali compratori stranieri di abitazioni americane. Alcuni voglio persino costruirle da zero, gettandosi a capofitto nel reddizio mercato dei condomini addirittura in zone «hipster» di Brooklyn, diventate la mecca non più di artisti ma anche di uomini di Wall Street.
Alcune delle operazioni siglate recentemente danno il senso di quanto stia succedendo Oltreoceano. La famiglia di Zhang Xin, amministratore delegato della società Soho China che affitta uffici - controllata dal magnate brasiliano Moise Safra - si è aggiudicata il 40% del General Motors Building, il palazzo con vista su Central Park il cui valore è stimato a 3,4 miliardi di dollari. La stessa signora Zhang, una delle donne più ricche al mondo, già nel 2011 aveva pagato 600 milioni di dollari per il 49% di Park Avenue Plaza, un grattacielo lungo la lussuosa via al centro di Manhattan. Quello stesso anno, il braccio immobiliare della compagnia aerea cinese HNA Group ha salvato dal pignoramento un edificio di uffici all'indirizzo 1180 della Sesta avenue per «soli» 265 milioni di dollari. La stessa società si è aggiudicata il Cassa Hotel a Times Square. E ora Dalian Wanda Group, colosso cinese delle costruzioni, si prepara a costruire un hotel di lusso a Manhattan.
La lista delle operazioni siglate, non necessariamente stratosferiche, è ovviamente molto più lunga e va dalla costa orientale a quella occidentale degli Stati Uniti. L'idea è puntare su mercati stabili come quello di New York o di altre grandi città e che rispetto al resto del mondo sono più promettenti.
Il fenomeno ricorda un po' quello degli anni '80, quando furono i giapponesi a inondare il real estate statunitense aggiudicandosi immobili da cartolina come il Rockfeller Center a New York e i campi da golf sulla prestigiosa Pebble Beach in California. Ma diversamente da allora, questa volta nessuno sembra parlare della volontà degli investitori cinesi di «comprarsi l'America». Anzi. Questi nuovi protagonisti del settore sono ben accolti, o almeno lo è il denaro che stanno iniettando nell'economia americana. D'altra parte è proprio questo comparto il punto di forza degli Stati Uniti, avendo contribuito alla crescita del Prodotto interno lordo negli ultimi otto trimestri. La conferma è arrivata ieri dalla lettura finale del dato relativo ai primi tre mesi dell'anno: gli investimenti residenziali sono balzati del 14%, più di quanto anticipato in precedenza.
Il trend in atto dimostra anche l'intenzione della Cina di diversificare i propri investimenti. Pechino ha in portafoglio Treasury per oltre 1.000 miliardi di dollari, ma i rendimenti hanno fruttato poco con i bassi interessi visti nel reddito fisso, almeno fino a quando il mercato non ha iniziato a temere una stretta della politica monetaria accomodante da parte della Federal Reserve.
Resta da capire fino a quando durerà l'amore dei cinesi per il mattone americano. Soprattutto se si verificherà nel Paese orientale il credit crunch il cui solo spettro pochi giorni fa aveva messo a tappeto l'azionario globale.
A fine maggio l'immobiliarista cinese Zhang Xin e la famiglia del magnate
brasiliano Moise Safra hanno acquistato il 40% del General MotorsBuilding a Manhattan
Fonte: Casa24

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